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La "scacciata" catanese con tuma e acciughe

Amo Catania, amo la sua storia, amo la sua arte e la sua architettura, amo il suo dinamismo, amo le possibilità che offre e amo la sua cucina differente dalla messinese.
Un esempio?
La colazione di un messinese: cornetto e caffè. La colazione di un catanese: un iris o un pezzo di tavola calda, l'importante è che sia un "fritto", dolce o salato poco importa.
Spesso mi è capitato di andare a Catania,  ho anche vissuto lì per un periodo ma la frittura a colazione proprio non sono mai riuscita a mangiarla.
L'iris lo cercavo il pomeriggio, con scarsi risultati perchè a quell'ora riuscire a trovarlo diventa una missione impossibile, come trovare un'oasi nel bel mezzo del deserto, sai che c'è sai che puoi trovarlo ma ti aspetta un lungo percorso.
Qualche anno fa ho trovato la ricetta perfetta nel libro di Alba Allotta e li ho preparati, non avevo ancora il blog e non li ho più rifatti perchè sono dei gusti che mi piace assaporare solo raramente,  e solitamente quando sono un pò nostalgica, per cui non so quando ma prima o poi li rifarò.
Anche intorno al mondo delle torte salate ruota un universo a noi messinesi sconosciuto.
La prima volta, ormai tredici anni fa, che entrai in un panificio di Catania  e vidi esposte in bella mostra un'infinità di torte salate farcite in svariati modi (con salsiccia e broccoletti, con peperoni, con salsiccia e patate) non avevo idea di cosa fossero.
Poi una sera una mia collega spuntò a casa con una di quelle bontà dicendomi: "Stasera scacciata tuma e anciovi stop alle solite insalatone".
Non nascondo la mia titubanza, il primo pensiero fu "Stavolta muoio" ma i miei studi classici mi diedero il coraggio di lanciarmi perchè dicevano i latini "semel in anno licet insanire"
Io ventenne con alle spalle qualche problema alimentare, attenta a tutto quello che mangiavo e che del periodo catanese apprezzavo solo le anonime "insalatone" come avrei potuto farmi "contaminare" da quelle abitudini per me malsane?
Con esitazione assaggiai e non potete immaginare che bontà, un tripudio di gusto, eppure una preparazione così semplice solo pasta di pane, toma e acciughe sott'olio.
Da allora non l'ho mai più mangiata ma ogni volta che ci ripensavo mi veniva voglia di risentire quei sapori così ho cercato una fonte autorevole e mi sono affidata alla ricetta di una una catanese doc.
Il risultato? Eccellente nonostante per adesso abbia una mano quasi fuori uso per via di un brutto taglio con la mandolina.
Per questa ricetta ho provato il nuovo lievito di birra paneangeli con lievito madre che ho trovato di facile utilizzo e che ha soddisfatto tutte le mie aspettative.
Il segreto perchè la schiacciata sia perfetta sta nello stendere un'unica sfoglia sottile di pasta che non sovrasti il gusto della farcitura.
Questa è stata la cena di sabato scorso, fotografata con le ultime luci del giorno...




Ingredienti:

  • 800 g di farina di semola
  • 1 bustina di lievito per pane paneangeli arricchito con pasta madre essiccata (si può sostituire con un cubetto di lievito di birra)
  • 10 g di zucchero
  • 15 g di sale
  • 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva più quello per oleare la superficie della scacciata
  • acqua q.b. (almeno 500 ml) 
per farcire
  • 500 g di toma tagliate in fette spesse larghe circa 6 mm
  • acciughe sott'olio a piacere
  • pepe nero q.b.
Preparazione:

Sulla spianatoia versate la farina setacciata con il lievito. Al centro praticate una buca e unite lo zucchero e l'olio, iniziate ad amalgamare e dopo un pò unite il sale sciolto in acqua tiepida. Impastate energicamente per 20 minuti, aggiungendo acqua all'occorrenza, fino a ottenere un panetto liscio che metterete  a lievitare coperto da un panno umido fino al suo raddoppio (circa un'ora e mezza). Trascorso questo tempo riprendete l'impasto e lavoratelo nuovamente per alcuni minuti fino a riottenere un panetto che rimetterete a riposare per circa mezz'ora.
Sul piano infarinato stendete una sfoglia  rettangolare sottile, su metà disponete la tuma tagliata a fette spesse, le acciughe sminuzzate e spolverate con pepe nero.


Ribaltate l'altro lato del rettangolo per coprire bene l'impasto, sigillate bene i bordi, pennellate la superficie con olio d'oliva e infornate a 180° per 35-40 minuti


Dall'impasto sono riuscita a ricavare una quasi-pizza per mia figlia, ghiotta di pizza margherita


In cucina con me:


Con questa ricetta partecipo al contest del blog  Beatitudini in cucina

Commenti

  1. Ciao Caterina :) Non conoscevo queste differenze tra catanesi e messinesi, quindi grazie per questo bel post! Fantastica questa schiacciata, posso immaginare la bontà, è da provare! Mi dispiace per la mano, spero tu ora stia meglio <3 Un abbraccio grande e buona settimana :) :**

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  2. Maremma che fame!!!! Mi piace in tutte e due le versioni sia a "scacciata" che a pizza!!!!

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  3. Buooona! Grazie per la ricetta, inserita!

    RispondiElimina

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